Andersen’s Solitude

Andersen’s Solitude

Ho pensato di scrivere uno spettacolo su Hans Christian Andersen perché in pochi sanno che ha avuto un’infanzia molto difficile e di grande solitudine con un padre calzolaio, convinto di essere un grande poeta, e una madre alcolizzata che incolpava il marito per il fallimento della loro vita coniugale.

Crescendo, Andersen, era solito passare i pomeriggi isolato nella sua cameretta per immergersi nei mondi immaginari che creava con l’ausilio del suo fedele teatrino.

Andersen era triste, solitario, troppo alto, troppo magro, un diverso!

Andersen era solo, ma solo nella sua mente; nel suo mondo c’erano tante storie, tante fiabe, tanti personaggi che lo capivano e gli tenevano compagnia.

Andersen’s solitude, la solitudine di Andersen, è un musical farcito di situazioni comiche, ironiche, sarcastiche, dissacratorie, assurde e paradossali con liriche che enfatizzano l’universalità delle fiabe attraverso musiche originali capaci di creare atmosfere uniche e singolari.

Sette performer prestati in toto alla necessità artistica di uno spettacolo che urla attenzione, passione, vita e amore dell’essere umano che “nasce solo e muore solo”.

Una solitudine che diventa il vivere comune in un mondo troppo concentrato sul singolo, sulla persona e non più sull’insieme, sulla comunità, sulla necessità di comunicare con il prossimo.

Un musical in due atti e sette quadri che richiede ai componenti del cast una grande duttilità interpretativa, sia nel canto che nella recitazione, perché le situazioni cambiano repentinamente da un quadro all’altro nel rispetto della necessità emotiva, dettata dai personaggi che agiscono nelle relative scene di teatro contemporaneo.

Un viaggio.

Un percorso.

La sua vita.

Il nostro mondo.

Dalla prima all’ultima riga scritta da Andersen ci si ritrova in un mondo dove vive il “per sempre”, dove il tempo, non ha un tempo ma dura per l’eternità!

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